europee@paolomarson.it

I temi che porterò in Europa

Paolo Marson

L’intervista rilasciata al giornale online cittadellaspezia.com.

Molti candidati lamentano la scarsa attenzione mediatica nei confronti delle elezioni europee. A questo si aggiungono le sirene di quelli che spingono per non andare a votare. Chi si gioverà di questa situazione?
“In Italia esiste un forte movimento di conservazione dello stato esistente, che abbraccia tutti i partiti responsabili della grave situazione del paese (Forza Italia, Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Lega, ecc.)”.

E’ la corrente di pensiero di chi, non avendo argomenti reali, da un lato, cerca di distogliere l’attenzione degli elettori dalle proprie responsabilità scaricandole su fattori esterni (Euro, Europa, Globalizzazione, ecc.), da altro lato, impedisce l’affermazione di reali novità (si pensi alle proposte di riforma del sistema elettorale con soglie di sbarramento altissime).
“Occorre reagire a questi tentativi, da un lato, rifiutando sia l’astensione, che la protesta per la protesta, e, da altro punto visuale, cercando e premiando soluzioni politiche realmente innovative e che abbiano proposte concrete.

Tra i poli dei popolari e dei socialisti, perché scegliere di votare i liberali?
“Perché sono l’unica reale novità coerente con quanto detto. Mi spiego. Circa un anno or sono, il mio partito, Fare per Fermare il Declino, ha iniziato un imponente lavoro di cucitura delle tante piccole forze politiche che si rifanno, da un lato, al pensiero liberale e democratico e, dall’altro, al pensiero popolare, che si riconosce anch’esso ai valori del merito, della produzione e della responsabilità e del ruolo dell’individuo. Lo sviluppo di queste iniziative è proseguito con l’avvio di rapporti con l’ALDE, l’unione dei partiti liberali e democratici europei, con alcuni partiti ulteriormente rappresentativi delle aree sopra citate (Centro Democratico e Scelta Civica) e altri soggetti attivi in direzione analoga (Italia Unica, ecc.). Il progetto darà vita, dopo le elezioni europee, a questo nuovo soggetto politico. La lista Scelta Europea costituisce – all’interno dell’evento delle elezioni europee – un passaggio operativo, un’occasione di prova in vero, di questo percorso di creazione di questa nuova forza politica. Una scelta, quindi, radicalmente antagonista sia del populismo paleo-peronista della destra berlusconiana, sia del finto e illudente socialismo democratico di marca fiorentina, che si riconoscono in Europa, rispettivamente, nel PPE e nel PSE (cioè nei partiti a cui questi stessi soggetti italiani imputano la crisi attuale)”.

Lavoro, welfare, ambiente, politica estera ed economia. Qual è il primo tema che dovrà affrontare con urgenza il prossimo Parlamento europeo?
“In questo momento, penso che occorra arrivare ad avere molto rapidamente una politica esterna europea uniforme (pensi ai casi della Siria o dell’Ucraina o la tema dell’immigrazione) e anche a stimolare veloci azioni di riallineamento della situazione economica interna italiana agli standard di efficienza e di ricchezza dei paesi dell’Europa del nord. Solo così l’appartenenza del nostro pese all’Europa diventerà un vantaggio”.

E’ quello che i nostri governanti non hanno capito (o voluto capire). Se appartieni ad un unico sistema economico, devi mantenerti efficiente e produttivo come il resto del mercato, altrimenti diventi rapidamente più povero. Il problema è che i nostri politici hanno voluto entrare in Europa e continuare a sprecare e a tollerare privilegi delle loro clientele e questo ci si sta ritorcendo contro.
“Non si tratta di diminuire il livello di benessere, anzi di creare le condizioni perché questo si conservi e si sviluppi. Occorre rendere l’Italia più moderna e attenta alle esigenze dei produttori di ricchezza e di riportare al centro dell’azione politica gli esclusi dal sistema dei privilegi di Stato, la responsabilità e il merito. Non parliamo solo degli imprenditori, ma anche degli artigiani e degli operai, che appartengono a questa categoria, essendo i primi danneggiati dal sistema statale opprimente e ostile creato in questi anni sia da Forza Italia, che dal Partito Democratico”.

Guy Verhofstadt, il politico belga che sostiene per la carica di presidente della Commissione europea, è stato protagonista di un periodo particolarmente travagliato nel suo Paese, dovendo gestire una crisi economica e politica senza precedenti. Crede che questa esperienza possa tornare utile? Pensa che l’Europa sia sull’orlo di un momento di crisi totale o che si possa guardare al futuro con ottimismo?
“Sicuramente, sotto la guida di Guy Verhofstadt il Belgio superò la situazione di crisi e di dissesto economico in cui si trovava, molto simile a quella italiana attuale, e beneficò di un profondo risanamento dell’economia e dello stato, che hanno reso il paese competitivo, attraente per le imprese e parte integrante dell’economia trainante dei paesi del centro europa”.

Quali saranno le tematiche per il territorio sulle quali si batterà in prima persona in caso di elezione a Bruxelles?
“Esistono temi di assoluto interesse per i nostri territori, che sono stati affatto seguiti dai parlamentari italiani e, soprattutto, che non sono stati affrontati con la dovuta fermezza rispetto alle posizioni di altri pesi. Penso al tema dell’immigrazione, a quello della identificazione dei marchi di provenienza dei prodotti (made in Italy), ai problemi di armonizzazione dei regimi di diritto interno con le direttive comunitarie in materia di servizi e di prodotti e a quelli di uniformazione dei sistemi economici e, soprattutto, fiscali e alla gestione dei contributi derivanti dai fondi comunitari”.

Condividi !!!Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+