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PIL per ora lavorata

ocse

Questo grafico dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) evidenzia la ragione per la quale il problema della progressivo impoverimento dell’Italia non è da attribuire all’unità monetaria con la quale si misura la ricchezza, ma al fatto che a parità di ore lavorate in Italia si producono meno beni e servizi e, quindi, alla fine, meno ricchezza e benessere.
Il grafico, in sostanza, esprime la quantità di prodotto interno lordo (PIL) che viene generato, all’interno di ciascun paese, per ora lavorata. Secondo questa rilevazione (2012), in Italia il lavoratore medio produce bene e servizi per circa 37 dollari, mentre in Spagna questo valore si aggira attorno ai 41 dollari, sale in Francia e in Germania a circa 50 dollari e arriva a quasi 56 dollari in USA.
Rovesciando il discorso, in base a questi dati, a parità di ore lavorate, in Italia sono a disposizione per consumi o per scambi con terzi, meno beni e servizi di quanti entrano nella disponibilità dei cittadini dei principali altri paesi che appartengono all’unione monetaria.
Quale che sia il vantaggio competitivo che il produttore italiano possa mai ottenere da operazioni sulla valuta, resterà sempre il fatto che, per ogni ora prodotta, egli disporrà di meno beni e servizi (e, quindi, di meno ricchezza) dei suoi omologhi di paesi associati o concorrenti. Quindi, si verrà a ritrovare costantemente in posizione di svantaggio rispetto a queste economie e, quindi, a minori livelli di benessere.
La questione è (e resta) quindi quella di chiedersi come mai in Italia esista questa differenza per difetto di efficenza produttiva e, pertanto, di addebitare, alle classi dirigenti del periodo (ultimi decenni) in cui questo divario si è generato, la responsabilità della crescente perdita di benessere del paese.

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