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Quanto vale il sindacato?

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Con uno stimolante articolo l’edizione web del Corriere della Sera evidenzia come le organizzazioni sindacali siano diventate, anche grazie all’insieme dei privilegi assicurati dalla normativa vigente, delle vere e proprie potenze economiche con patrimoni di migliaia di immobili e un “volume d’affari” complessivo circa 1,2 miliardi di Euro derivanti dai tesseramenti e delle trattenute pressoché automatiche effettuate sulle retribuzioni dei lavoratori.
A questi si aggiungono gli incassi derivanti dalle attività dei vari patronati e centri di assistenza fiscale, previdenziale e di consulenza, nonché i benefici accordati ai loro funzionari e quadri mediante varie forme di aspettativa e con il riconoscimento dei contributi previdenziali ed assicurativi in forma figurativa (cioè senza alcun versamento a monte).
La situazione di privilegio, peraltro, non si limita allo svolgimento delle loro funzioni “tradizionali” in condizioni di favore, ma è ormai sfociata in forme di pervasiva invasione di varie aree del mercato dei servizi.
Queste istituzioni, infatti, in forma diretta o indiretta, ormai, sono presenti sul mercato dei servizi e delle prestazioni un tempo erogate da professionisti e lavoratori autonomi, ove beneficiano di una vera e propria posizione privilegiata, che può definirsi a tutti gli effetti posizione dominante distorsiva delle normali condizioni di mercato.
Non solo, infatti, l’erogazione dei servizi avviene utilizzando una relazione privilegiata con il cliente, ma anche utilizzando fattori della produzione reperiti (per effetto, quanto meno indiretto, della condizione economica generale) in situazione di favore.
Tutto questo lascia pensare, da un lato, che politiche apparentemente orientate ad aprire mercati specificamente professionali sempre più frequentemente invocate dal potere politico, altro non siano che favori accordati a queste istituzioni (ed altri potentati).
Inoltre, questa situazione getta un’ombra di bieco opportunismo – e non di genuina affinità ideologica – sulle posizioni spesso assunte dai sindacati contro il libero mercato e la concorrenza e, in altra direzione, contro la semplificazione e la de-burocraticizzazione del paese.
Un altro tema, in conclusione, che pur essendo di carattere nazionale, può essere visto e trovare soluzione in chiave europea, essendo la materia della libertà d’impresa tipicamente di rilievo europeo.
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